20 luglio 2014

Recensione: Dopo, di Koethi Zan


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Dopo
di Koethi Zan
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Casa editrice: Longanesi
Pagine: 272
Data di uscita: 2 Gennaio 2014
Voto: 6/10

 

 

Sinossi

Dopo la liberazione doveva essere tutto finito. Ma non è stato così.
Sono passati dieci anni da quando Sarah è fuggita da quello scantinato, il teatro delle torture fisiche e psicologiche che Jack Derber le ha inferto per oltre mille giorni. Ma per Sarah non esiste ancora un «dopo»: vittima delle proprie fobie, vive rinchiusa nel suo appartamento di Manhattan.
Fino a quando l’FBI non la informa che Jack Derber, accusato e imprigionato per rapimento, sta per essere rilasciato. Sarah non può consentirlo, perché lei sa.
Sa che Derber non è soltanto un rapitore. È un assassino. Lo sa perché lei non era da sola, in quello scantinato. Con lei c’erano altre due ragazze, Christine e Tracy, e per i primi mesi di reclusione ce n’era stata anche una terza: Jennifer, la sua migliore amica. E Sarah sa, con certezza, che Jennifer è morta per mano di Derber.
C’è una sola speranza, per tenere Derber in prigione: ritrovare il corpo di Jennifer. Per questo, Sarah deve trovare la forza di riallacciare i contatti con le altre sopravvissute, nonostante l’odio che loro provano per lei e nonostante i segreti che le dividono. Perché quel capitolo della loro vita non si è mai veramente chiuso.
Perché quello che succede dopo è ancora più terribile.

Dopo non parla della follia degli uomini, ma della forza delle donne decise a fare giustizia.
E del coraggio di andare fino in fondo, mettendo in gioco tutto.

La mia opinione


"Dopo" appartiene a quella nutrita schiera di romanzi ampiamente sopravvalutati, capaci di farsi strada tra gli scaffali solo grazie all'hype fomentato dalle case editrici.
Inutile dire che il sopracitato hype venga puntualmente disatteso, lasciando il lettore con l'amaro in bocca.

Il romanzo di Koethi Zan rientra a pieno titolo in questa categoria, romanzi gonfiati ad hoc dagli editori e da presunti quanto onnipresenti miracolosi passaparola. Insomma, non ci vuole molto a capire che tutto ciò va a discapito di autori più meritevoli, penalizzati da romanzetti mediocri che -non si sa come- conquistano il grande pubblico.

Le mie aspettative sono state ripetutamente calpestate da una trama che fatica a decollare, una concatenazione di eventi sconclusionata ed un colpo di scena che fatico a definire tale. Una volta arrivati alla fine del libro, ci si ritrova di fronte ad una serie di pagine sigillate sulle quali campeggia un invito a non disvelare il finale. Quello che mi domando è: come faccio ad evitarlo se non esiste alcun colpo di scena? ci troviamo di fronte ad un finale prevedibilissimo e bisognerebbe essere poco svegli per non giungere alla conclusione prima di impugnare un taglierino e scollare le pagine.

Koethi Zan
Koethi Zan (ma che razza di nome sarebbe?) con questo romanzo da vita ad una vicenda che, almeno a giudicare dalle premesse, dovrebbe tenere il lettore con il fiato sospeso. Purtroppo però, la suspance è del tutto assente, i personaggi sono poco credibili e la storia non è altro che un susseguirsi di vicende slegate l'una dall'altra.

Sarah e la sua migliore amica Jennifer vengono rapite e finiscono tra le mani di uno psicopatico (Jack Derber) che le sottopone a torture e sevizie. Le due ragazze vengono tenute prigioniere in uno scantinato assieme ed altre due giovani donne, Tracy Christine. La prigionia dura per anni, ma Sarah riesce miracolosamente a scappare, dando l'allarme e restituendo la libertà alle altre prigioniere.

Le vicende non seguono un ordine cronologico preciso ed i particolari di quanto è successo vengono rivelati a poco a poco, il tutto mentre l'autrice getta altra carne al fuoco in un miscuglio di eventi poco chiaro. A raccontare quanto è successo è Sarah, la quale vive ormai come una reclusa a seguito dello shock subito. Soggetta a ripetuti attacchi di panico ed incapace di entrare in contatto con qualsivoglia essere umano, Sarah inizia a ricevere lettere dal suo ex-aguzzino e si improvvisa novella detective. Non solo si rimette in contatto con le sue vecchie compagne di cella, ma prende aerei, vola da uno stato all'altro, interroga testimoni, visita un locale dedicato al BDSM e si espone più volte al pericolo. Ho trovato tutto questo piuttosto incoerente dal momento che la Zan spreca le prime pagine del romanzo per spiegare al lettore quali paure ed ossessioni rovinino la vita di Sarah. Insomma, se io fossi stata rapita, torturata e seviziata di sicuro non mi metterei sulle tracce del mio aguzzino, ma immagino che questo non sia passato per l'anticamera del cervello dell'autrice.

Ci tengo inoltre a sottolineare che il titolo originale del romanzo è "The never list" ovvero la lista
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delle cose da non fare mai. Sarah e Jennifer avevano infatti stilato una lista di cose da non fare in quanto fortemente provate a seguito di un incidente automobilistico. Nonostante tutto, la Zan spinge Sarah e compagnia alla ricerca di un pazzo psicopatico. Geniale, no? capisco la voglia di farsi giustizia, ma almeno evita di ripeterci ogni minuto che Sarah sta avendo un attacco di panico, che in circostanze normali non avrebbe mai fatto una cosa simile, che ha paura, che non riesce a credere di essere alla ricerca di Derber.

Un elemento distintivo del romanzo è la totale assenza di tre personaggi.
Partiamo dall'FBI, menzionata più volte ma incapace di svolgere alcuna indagine seria. Saranno tre ragazze con gravi problemi psicologici a sobbarcarsi il lavoro, mentre gli agenti prima si rifiutano di fornire loro informazioni per poi lasciare loro campo libero.
Il secondo assente è nientemeno che Jack Derber, lo psicopatico che per anni ha segregato e torturato le nostre protagoniste. Insomma, il romanzo è un thriller e come tale ci si aspetta di fare la conoscenza dell'antagonista, no? no. Derber viene menzionato, ma questo è quanto. Non aspettatevi di vederlo in azione se non soltanto in una scena, basta.
Per ultima devo citare Christine, una delle ragazze rapite. Per gran parte del romanzo, Christine si rifiuta di rivangare il passato e di partecipare alle scorribande di Sarah e Tracy, salvo poi comparire all'improvviso come in una sorta di deus ex machina della situazione. Pessimo, prevedibile, incoerente.

Altro fatto su cui l'autrice calca la mano è il palpabile odio e disprezzo che Tracy e Christine provano nei confronti di Sarah. Il problema è che non solo questo non impedisce loro di coalizzarsi nelle indagini, ma una volta svelato il perchè di tale attrito viene da domandarsi se le tre ragazze fossero sane di mente anche prima del rapimento. In sostanza, il motivo che da vita a tutto quest'odio è del tutto ingiustificabile ed avrebbe potuto essere messo a tacere dalla stessa Sarah, se solo si fosse degnata di spiegare un particolare che invece tiene per se stessa. Il perchè non lo sapremo mai.

L'unico punto a favore del libro è la sua scorrevolezza, sebbene la monotonia delle vicende narrate mi abbia fatto pensare più volte di abbandonare la lettura.

Conclusioni

Mi domando se il problema sia l'autrice o la sottoscritta. Ho girovagato per il web ed ho trovato numerose recensioni che lodavano questo penoso romanzo, spingendo i lettori ad acquistarlo. Ora, non so se queste persone vengano spinte a farlo da collaborazioni con le case editrici, o se effettivamente sia io stessa, non riuscendo ad accontentarmi.

Insomma, non mi basta che un libro sia scorrevole per raccomandarlo ai lettori del blog e promuoverlo a pieni voti. Di fronte ad una trama sconclusionata, un finale prevedibilissimo ed incoerenze a profusione non posso fare altro che dare a questo romanzo una misera sufficienza. Di sicuro non ve lo consiglio, se volete leggere un bel thriller vi conviene guardare altrove.

Qualcuno di voi lo ha letto e vuole dirmi cosa ne pensa? :)

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