3 marzo 2014

Recensione: La camera di sangue, di Jane Nickerson


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La camera di sangue
di Jane Nickerson  |sito ufficiale| |TW| |FB|


Casa editrice: Mondadori
Pagine: 372
Data di uscita: 5 Novembre 2013

Voto:

Sinossi

Sophia Petheram ha diciassette anni quando, dopo la morte del padre, attraversa in carrozza la selva intricata e spettrale che conduce alla tenuta di Wyndriven Abbey, in Mississippi. Qui sta per conoscere finalmente il ricco amico di famiglia che la prenderà in custodia: monsieur Bernard de Cressac. Fin dall'arrivo nella nuova dimora, Sophia si trova a vivere nel lusso più sfrenato, viziata e accontentata nei minimi capricci. La ragazza è affascinata dalla generosità e dal carisma di monsieur Bernard. Lui le impedisce, però, di ricevere visite e, in sua assenza, la affida all'occhio vigile di Odette, una giovane dama di compagnia francese. A spaventare Sophia è il passato del facoltoso tutore, sposato più volte: le sue mogli sono morte in circostanze misteriose e la ragazza ne intravede i fantasmi. Hanno tutte i capelli rossi, con sfumature color bronzo e oro. Proprio come lei. Ma se l'amore è un assassino meraviglioso, Sophia vuole scoprirne il volto.

La mia opinione

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La camera di sangue è stato pubblicizzato come rivisitazione dark della fiaba di Barbablù, fatto che mi ha convinta ad acquistare il libro senza leggere alcuna recensione. In realtà, per quasi 250 pagine non succede assolutamente nulla, fatto aggravato dalle incessanti descrizioni che l'autrice riserva ad abiti, tessuti ed ambientazioni assolutamente inutili ai fini delle vicende. Chiariamoci, non disdegno descrizioni che sappiano guidarmi nella ricostruzione scenica, a patto che queste ultime non prendano il sopravvento su una trama di per sé già piatta e monotona.

I principali protagonisti del romanzo sono Sophia Petheram e Monsieur de Cressac, due personaggi odiosi, che non sono riuscita a digerire e che hanno reso ulteriormente difficoltosa la lettura di questo romanzo.  

Sophia è una ragazzina di 17 anni che, in seguito alla morte dei genitori, viene spedita senza tante cerimonie a vivere in compagnia del suo padrino/tutore. Sin dall'inizio mi sono domandata il motivo di questa scelta, giungendo infine ad una conclusione. Sophia viveva con due fratelli ed una sorella, avrebbe potuto rivelarsi utile per "portare avanti la baracca" perchè in fin dei conti un paio di braccia in più sono sempre utili. In realtà, dalla lettura del romanzo sembra quasi che la poveratta sia stata invitata ad andare a vivere con de Cressac nella speranza che quest'ultimo la sposasse, rendendola ricca e risollevando le sorti della famiglia Petheram. La seconda parte del romanzo sembra quasi confermare questa mia ipotesi, soprattutto quando la sorella di Sophia si dimostra cieca di fronte alle confessioni di quest'ultima, esortandola a dimenticare l'uomo amato per concedersi a de Cressac ed al suo immenso patrimonio.

Dal canto suo, Sophia risulta svampita e per oltre metà romanzo non fa altro che giustificare
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l'imperdonabile comportamento del proprio padrino, assecondando ogni suo desiderio. Sophia indossa gli abiti indicati dal proprio tutore, mangia quanto le viene ordinato di fagocitare, raramente si ribella di fronte al divieto di frequentare luoghi e/o persone (chiesa inclusa) e dopo mesi di sofferenze finisce per sacrificare la propria libertà per il proprio fratello. Io non sopporto le eroine-martiri, diciassettenni disposte a marcire dentro per qualcuno che non lo merita affatto, soprattutto se questo qualcuno è un giocatore incallito che ha sperperato una fortuna e si fa vivo unicamente per chiedere un prestito. Purtroppo Sophia rientra a pieno titolo in questa categoria e la cosa mi ha indispettita non poco, sembrava quasi che l'autrice volesse a tutti i costi tratteggiare un profilo il più puro possibile. Prima Sophia cerca di assecondare ogni desiderio del proprio tutore, poi si erge paladina degli schiavi, mettendosi in testa di aiutarli, liberarli e riscattarli pagando per la loro libertà. Verso metà romanzo la nostra protagonista decide di vendicare le mogli di de Cressac ed opta per il matrimonio in modo da saldare i debiti di gioco del fratello. Troppo buonismo, troppo davvero.

Monsieur de Cressac è probabilmente il personaggio più antipatico che abbia mai avuto modo di incontrare nel corso delle mie letture. A pensarci bene, soltanto le due protagoniste di L'eleganza del riccio erano riuscite a suscitare in me un simile disprezzo. Il padrino di Sophia è arrogante, narcisista, egoista, evidentemente affetto dal disturbo bipolare, borioso, manipolatore, possessivo, esibizionista e chi più ne ha, più ne metta. Da non dimenticare nemmeno la detestabile abitudine di rivolgersi a Sophia con vezzeggiativi francesi quali mon bebé, mon ange, mon rayon de soleil, ma pauvre petite ed altri che non mi sono segnata. Insomma, la perfidia di de Cressac è di gran lunga superiore alle premure dimostrate nei confronti di Sophia, per quanto mi riguarda avrei preferito vivere una vita da poveraccia piuttosto che marcire nell'abbazia di un uomo evidentemente disturbato. Sophia invece trascorre il tempo cercando di autoconvincersi che prima o poi la situazione muterà, correndo rischi e gettando al vento la propria vita come se niente fosse. Il bello è che per pagine e pagine mi sono sorbita le sue paturnie, salvo poi vederla consegnarsi da sola nelle mani del demonio in persona.

Jane Nickerson e la sua famiglia hanno vissuto per molti anni
in un ampia e storica dimora ad Aberdeen, nel Mississippi,
dove la scrittrice lavorava come bibliotecaria nel settore
dei libri per ragazzi. Ha sempre amato il Sud "dei vecchi tempi",
i racconti gotici, le residenze storiche, i ragazzi, la scrittura,
e i personaggi "cattivi". Attualmente vive con il marito in Canada.
Un altro punto che mi ha lasciata perplessa è l'inutilità di tanti personaggi che si alternano tra un capitolo e l'altro. C'è la vecchia Anarchia (ma un altro nome, no?) che vive da sola in una casetta nel bosco, Gideon il cui scopo è unicamente quello di fare accasare la nostra eroina, gli odiosi fratelli pronti a mettere le mani sul patrimonio di de Cressac senza curarsi della propria sorella e le altrettanto inutili donne di servizio. Un'accozzaglia di personaggi di contorno senza uno scopo ben preciso e profondi quanto un caffè ristretto.

Non saprei che altro dire di questo romanzo, non ho provato nessuna emozione leggendolo, se non giusto qualche sbadiglio. Certo, la fiaba è conosciuta e l'autrice ha deciso di attenersi ai fatti, ma la decisione di concentrare il "colpo di scena" a dieci pagine dalla fine del libro è una pessima scelta. Ho scritto "colpo di scena" tra virgolette perchè il finale è banale ed assolutamente prevedibile sin dalle primissime pagine, anche se non avete mai letto la fiaba di Barbablù.


Conclusioni

Romanzo sconsigliato, di sicuro non acquisterò altri libri della stessa autrice. La Nickerson scrive sicuramente meglio della Clare (se vogliamo fare un paragone tra autrici di libri scadenti), con uno stile abbastanza curato se vogliamo, il problema è che questo romanzo non suscita alcuna emozione, si trascina verso un finale prevedibilissimo con l'aggravante di essere costruito attorno a personaggi insipidi. Per quanto mi riguarda è buono solo per ravvivare il fuoco del caminetto nei freddi pomeriggi invernali. 

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