25 agosto 2013

Recensione: Stupore e tremori (Amélie Nothomb)


Titolo: Stupore e tremori
Titolo originale: Stupeur et tremblements
Autore: Amélie Nothomb
Editore: Le Fenici
Pagine: 128
Prezzo: 7,65€

Il mio voto




È il racconto corrosivo e surreale di un anno di lavoro in una grande multinazionale giapponese, la Yumimoto: la giovane neoassunta Amélie, felice di aver realizzato il sogno di lavorare nel paese in cui è nata, si trova alle prese con la ferocia degli automatismi della burocrazia aziendale nipponica, dapprima incerta di fronte agli insensati soprusi dei superiori, poi sempre più disincantata, quasi irridente nel proseguire la sua impresa, che si rivela una catartica discesa agli inferi dell'umiliazione, un'esperienza di degrado assoluto vissuta con il sorriso beffardo di chi non riesce a sentire offesa la propria dignità. E tra tutti gli spettatori della sua incredibile parabola, spicca la figura flessuosa e bellissima di Fubuki...


La mia opinione

Amélie Nothomb da ragazza
Oggi mi trovo a recensire un libretto di poco più di 100 pagine che ho divorato in poche ore, un romanzo a cui avevo inizialmente attribuito quattro stelle, salvo poi cambiare idea dopo qualche giorno. Diciamocelo: un romanzo capace di ipnotizzarti fino a lettura ultimata, facendoti ridere ed al tempo stesso riflettere sulle enormi differenze culturali tra Occidente e Oriente merita il massimo dei voti. E non crediate che sia tutto,
perché la Nothomb mi ha stregata con il suo stile graffiante, sarcastico, pungente e mai lamentoso, nemmeno quando qualsiasi essere umano costretto a subire le stesse angherie a lei riservate avrebbe finito per gettare la spugna. Ecco, diciamo che nel mio giudizio si riflette anche una certa dose di stima e rispetto per una ragazza che ha saputo stringere i denti ed affrontare le peggiori umiliazioni con una determinazione di cui non tutti sono provvisti.

I fatti narrati nel libro risalgono al 1990, anno in cui l'autrice fu assunta come interprete presso una delle multinazionali più importanti del Giappone, la sua terra d'origine e luogo in cui il suo cuore aveva continuato a battere anche dopo il rientro in Europa. Già dalle prime parole della Nothomb veniamo messi a conoscenza dei rapporti gerarchici in vigore nella società giapponese:

"Il signor Haneda era il capo del signor Omochi, che era il capo del signor Saito, che era il capo della signorina Mori, che era il mio capo. E io non ero il capo di nessuno.
Si potrebbe dire diversamente. Io ero agli ordini della signorina Mori, che era agli ordini del signor Saito, e così di seguito, con la precisazione che gli ordini verso il basso potevano saltare i gradini della scala gerarchica.
Per cui, alla Yumimoto, io ero agli ordini di tutti"

Ed è a partire dal momento in cui Amélie mette piede all'interno della Yumimoto che ci si rende conto delle differenze culturali con cui dovrà fare i conti nel corso del prossimo anno. Ovviamente esiste un modo per sopravvivere ed è appunto quello di accettare le cose come stanno, sottomettendosi alla tirannia dei propri superiori, quasi calpestando la propria dignità per rivolgersi con "stupore e tremore" a coloro che occupano i gradini più alti della scala sociale. Già a partire dal Giappone imperiale era consuetudine rivolgersi all'imperatore con deferenza, mostrandosi quasi impauriti, come fossimo al cospetto di una divinità.





Il tuo superiore ti affida incarichi che sono tutto fuorché consoni all'incarico per il quale sei stata assunta? ti viene chiesto di fare, rifare e tornare a fare pacchi di fotocopie poi cestinate per futili motivi? sei costretta a trascorrere intere mattinate senza muovere un dito perché nessuno sembra curarsi della tua presenza? o ancora peggio, vieni derisa perché straniera, tanto da farti dare della minorata mentale? calma e sangue freddo, non sei il capo di nessuno, china il capo di fronte al tuo superiore perché mettere in dubbio la sua parola è fuori discussione.

La locandina del film
Ad avermi fatta riflettere non è stato solo il palese mobbing di cui è stata vittima la Nothomb, ma anche il razzismo che sembra portare i giapponesi a considerarsi un popolo a parte. Una bianca non può dimostrare di saper parlare il giapponese, pena il disagio del personale dell'ufficio che alla fine impone all'autrice di disimparare la lingua. Spesso e volentieri gli occidentali vengono definiti esseri dotati di un'intelligenza inferiore, poco propensi a prendere seriamente il lavoro ed addirittura sporchi. Si, perché gli impiegati della Yumimoto si mostrano scandalizzati di fronte ad uno straniero colpevole di sudare, tanto da criticarlo perché con la sua presenza rende irrespirabile l'atmosfera.

Ora, io non sono mai stata in Giappone (sebbene il paese mi affascini ed una visita rientra nei miei sogni ormai da anni), non ho amici giapponesi che possano confermare o smentire quanto riportato all'interno del libro ma i fatti narrati non mi sembrano frutto di qualche licenza poetica dell'autrice. Basta soffermarsi a pensare all'Italia, soltanto il mese scorso un politico ha paragonato l'attuale ministro dell'integrazione ad un orango, il che è tutto dire. Non parliamo poi dell'ormai consolidata consuetudine di rivolgersi agli stranieri senza utilizzare forme di cortesia quali il lei, non so voi ma a me capita di notarlo piuttosto spesso e la cosa mi indispettisce non poco. Vi dirò di più. Per qualche tempo ho lavorato presso una nota agenzia interinale e gli addetti mi avevano insegnato a fare un distinguo tra i curriculum degli italiani e quelli degli stranieri, poco importa se questi ultimi sapessero parlare anche quattro lingue e si presentassero anche meglio di tanti nostri connazionali.

Passiamo infine alle critiche, perché sia io che Fiefiefifi ci siamo poste un paio di domande. Innanzitutto siamo rimaste basite di fronte alle scarse capacità della Nothomb nello svolgere compiti davvero semplici. Mi sono chiesta se non lo facesse apposta, perché eseguire qualche conto con la calcolatrice riesce anche alla sottoscritta, sebbene i miei voti in matematica non siano mai e dico mai arrivati alla sufficienza (anzi, molto
Una scena tratta dal film
spesso si sono impantanati a livelli che preferisco non esporre per non farmi ridere dietro). Vogliamo parlare del dover ricopiare delle cifre? la stessa Fubuki, capo dell'autrice presso la Yumimoto, ha definito il compito come adatto alle scarse capacità intellettive della Nothomb. Eppure anche in questo caso la nostra autrice è riuscita a dar vita a disastri che hanno richiesto intere giornate di lavoro per rivedere calcoli e correggere registri contabili. Insomma, più volte mi sono domandata se stesse davvero cercando di sabotare l'azienda, se fosse più impedita della sottoscritta a contatto con i numeri (e credetemi, ce ne vuole!) o se queste parti siano state romanzate ed esasperate al fine di divertire il lettore. Del resto lo stesso denudarsi, fare la verticale e dormire tra i rifiuti ha fatto suonare qualche campanello d'allarme.

Messi da parte questi miei pensieri, mi sento di consigliarvi questo breve romanzo, soprattutto se come me avete una passione per il paese del sol levante. Ripeto, si tratta di poche pagine scritte in modo frizzante e scorrevole, non una denuncia lamentosa ma piuttosto una presa di coscienza delle differenze culturali esistenti tra Oriente e Occidente.

Vi ricordo inoltre che da questo romanzo è stato tratto un film che potete trovare in francese e giapponese con sottotitoli in italiano. Non resterete delusi in quanto il regista si è manteuto morbosamente fedele al libro.

Potete acquistare "Stupore e tremori" su Amazon in formato cartaceo oppure e-book.


0 commenti:

Posta un commento

Per favore lascia un commento :) In alternativa puoi contattarmi via e-mail Grazie!

Ti va di interagire?


Diventa follower!

Seguimi su Facebook

Archivio del blog

Blogroll

Dove acquisto?

Ultimi commenti



I visitatori