30 maggio 2013

WWW Wednesday: amarezze e banalità (fiefiefifi)

Bene, credo di avere toccato il fondo! I libri che vorrei recensire fra quelli che ho letto e sto tuttora leggendo quest'anno sono ben quattordici. Purtroppo essendo pignola e Miss Perfettini – come recita la mia biografia nella sezione Staff che ho finalmente aggiornato un paio di giorni fa – impiego una spaventosa quantità di energie e di giorni (settimane?) a scrivere una recensione. Essendo anche impegnata con esami, uscite ed obblighi vari, non sempre ho la serata libera, quindi sono rimasta molto indietro. Infine, perché giustamente devo sciorinare una serie infinita di scuse, ho cominciato a collaborare con questo blog solo di recente, quindi ho molto da recuperare.

Tra Aprile e Maggio ho terminato sette libri, di cui tre piuttosto deludenti, due splendidi, uno apprezzabile ed un altro molto particolare, ma cominciamo dal più recente: Il Bambino che cadde sulla Terra di Kathy Lette.

Purtroppo la Lette non ha saputo soddisfare le mie aspettative ed il suo libruncolo verrà recensito appena avrò finito di scrivere i miei pensieri su “Un vampiro tra i limoni e altre storie”, che ho trovato altrettanto deludente rispetto alle mie previsioni. Il primo l'ho trovato esageratamente farcito di umorismo forzato, talvolta fuori luogo e troppo spesso mi ha resa insofferente. Sicuramente questa è stata la mia prima ed ultima esperienza con un libro di questa autrice, venti giorni per leggere un libro di 287 pagine, dall'apparenza divertente e leggero, hanno stroncato il nostro rapporto già sul nascere. È un libro che vorrebbe rendersi divertente, ma in realtà diventa alquanto insopportabile. Dunque ritiro tutto ciò che avevo detto in merito qui e vi propongo invece un paragrafo che mi ero segnata:

Tuttavia, non avevo bisogno di essere convinta. Se avesse tentato di conquistarsi il mio affetto con le lusinghe, si sarebbe semplicemente infilato in un senso unico. Purtroppo, il mio vecchio sistema ansiogeno di allarme parentela doveva essere andato in tilt, perché sottovalutai la sua tenacia. Dire che fu ostinato si dimostrò il più grande eufemismo dai tempi in cui Bin Laden disse alle proprie mogli, nel suo nascondiglio pakistano: «Credo ci sia qualcuno alla porta».

Prima di questo ho avuto modo di venire deliziata da una scrittrice indiana, Shilpi Somaya Gowda – che tra l'altro sembra essere una persona squisita – e dal suo primo libro La figlia segreta. Una storia semplice, ma avvincente, commovente ed umana. Qui di seguito trascrivo un passaggio che mi aveva fatto riflettere su me stessa e credo che ognuno di noi abbia provato, almeno una volta, questi sentimenti:

L'acqua è insolitamente placida stamattina. Delicate increspature sulla superficie danzano con i primi raggi del mattino. Fasci di luce dorata contrastano con l'acqua cupa sotto la superficie come fili d'oro intessuti in un sari scuro. mentre scava con le dita dei piedi nel terriccio liscio e fresco sulla riva del mare, Kavita prova a immaginare come ci si deve sentire a lasciarsi trasportare nelle profondità di quest'acqua. Non avere alcun ingombro, essere libera da preoccupazioni e responsabilità di vita, libera di fluttuare, fluttuare... fluttuare e poi scomparire.

Per quanto riguarda “Il bambino rubato” (Abbie Taylor), potete trovare la recensione qui, mentre quella di “The Great Gatsby” (F. Scott Fitzgerald) – che ho riletto in vista dell'uscita del film – verrà pubblicata appena avrò messo ordine nei miei pensieri e comprenderà un paragone tra il libro e la trasposizione su schermo del regista Baz Luhrmann.

La vita segreta dei mariti di Kirsty Crawford è un libro molto frivolo, a cui non riesco a dare un vero giudizio, forse perché l'ho letto in un periodo davvero difficile e perché è un regalo. Probabilmente rimanderò la recensione di questo il più possibile e mi dedicherò invece ad altri libri la cui valutazione non mi pone alcun problema dal punto di vista sia narrativo che stilistico.

Il più particolare di tutti è stato sicuramente Molto forte incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer, può darsi che molti di voi abbiano visto il film. Se non lo ricordate o non l'avete visto, vi propongo una mini trama: Oskar è un ragazzino autistico che, in seguito alla perdita del padre nell'attacco alle Torri Gemelle, affronta da solo il mondo circostante alla ricerca dell'unica serratura che può venire aperta dalla chiave trovata tra gli effetti del suo defunto genitore. Il libro presenta intere pagine con fotografie, scritte a mano, scritte colorate, parole cerchiate di rosso come era solito fare il padre di Oskar, frasi battute a macchina l'una sopra l'altra fino a creare illeggibili macchie nere e tanto altro. Credo che non sia una lettura adatta a tutti, ma non mi sentirei mai di sconsigliarla perché è toccante e a suo modo inebriante.

Anche se la bara di papà era vuota, il suo ripostiglio era pieno. E dopo più di un anno odorava ancora di schiuma da barba. Ho toccato tutte le sue magliette bianche. Ho toccato il suo orologio figo, che non metteva mai, e i lacci di scorta per le scarpe da ginnastica che non avrebbero mai più corso attorno al laghetto. Ho infilato le mani nelle tasche di tutte le sue giacche (ho trovato una ricevuta per un taxi, la cartina di una barretta di cioccolato con il riso soffiato e il biglietto da visita di un commerciante di diamanti). Ho infilato i piedi nelle sue ciabatte, Mi son specchiato nel suo calzascarpe di metallo. Un uomo impiega in media sette minuti per addormentarsi, ma io non riuscivo a dormire neanche dopo ore, e mi alleggeriva le scarpe avere intorno le sue cose, e toccare quello che aveva toccato lui, e raddrizzare un po' le sue stampelle per i vestiti, anche se sapevo che non importava.

Come dicevo, “Un vampiro tra i limoni e altre storie” (Karen Russell) si è rivelato essere un'altra lettura semi-deludente. Sto già lavorando sulla recensione, ma essendo un libro di racconti – alcuni dei quali non ho ben capito – sto cercando di dedicargli più tempo. Ho amato molto lo stile dell'autrice, è poetico e scorrevole, quindi mi dispiacerebbe dare a questo libro un giudizio completamente negativo.

Attualmente sto leggendo uno dei miei cosiddetti libri da colazione, cioè i libri leggeri che si lasciano leggere facilmente anche quando si è mezzi addormentati.

Chi ama torna sempre indietro di Guillaume Musso, che ho comprato solo qualche giorno fa, tratta di Elliott Cooper, un sessantenne chirurgo di San Francisco che dopo aver salvato la vita di un bambino in Cambogia, riceve in dono dal capo del villaggio delle curiose pillole dorate che sarebbero in grado di esaudire il suo unico desiderio, ovvero: poter rivedere l'unica donna che avesse mai amato, morta trent'anni prima. Potrà Elliott cambiare il passato ed il corso del suo destino?

Solo qualche mese fa avevo letto “La ragazza di carta” dello stesso autore e non posso dire che ne fossi rimasta completamente rapita, ma mi era piaciuto abbastanza da desiderare di acquistare anche gli altri suoi libri man mano. Effettivamente io leggerei di tutto.

Tuttavia non si poteva cambiare impunemente il passato. Di quello era sicuro. Fino ad allora era riuscito a limitare i possibili guasti comportandosi come un semplice spettatore venuto dal futuro, ma se avesse cominciato a interferire nello svolgimento della sua vita passata, sarebbero certo sorte delle complicazioni. Ormai tutti conoscevano la teoria del caos e l'effetto farfalla. Per il meccanismo delle reazioni a catena, un avvenimento insignificante poteva causare una gigantrsca catastrofe: il battito d'ali di una farfalla in Giappone era capace di provocare un tornado in Florida. Gli restavano sette pillole. Si ripromise di non usarle.

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