15 maggio 2013

Teaser Tuesday numero due della giornata! (fiefiefifi)

Ebbene, non ho resistito all'idea di scrivere un Teaser Tuesday io stessa, anche se sono in ritardo di dieci minuti... è passata la mezzanotte!

Ci sono diversi libri che devo o che vorrei recensire, ma anche troppe cose da fare. Senza contare che mia sorella - Nageki - continua a seguirmi per casa e dirmi che devo completare la biografia nella sezione staff (NDN: huuu che mostro di cattiveria mi fai sembrare XD) perché sono l'unica che non l'ha ancora fatto (ma non so cosa scrivere di me!).
Perciò perchè no? Buttiamoci su questo angolino del martedì.

Attualmente sto leggendo più di un libro. Ho appena terminato "La Figlia Segreta" di Shilpi Somaya Gowda e lo recensirò a breve perché merita. Verte su un argomento intenso, intreccia culture diverse e mi ha toccata nel profondo. Avevo cominciato "Il bambino che cadde sulla Terra" di Kathy Lette (di cui avevo già parlato nella rubrica In My Mailbox) ma, in vista dell'uscita del film il prossimo giovedì, non ho potuto non riprendere in mano la mia copia di "The Great Gatsby".

Per quanto riguarda le altre mie letture, sto procedendo a rilento con "Le Cronache di Narnia" perché non ho intenzione di leggere tutti i libri in un colpo solo. Inoltre sto leggendo un paio di libri che mi serviranno per la tesi: "Hemingway VS Fitzgerald: the rise and fall of a literary friendship" (Scott Donaldson) e "Festa mobile" (Ernest Hemingway). In poche parole, ho la testa piena di pagine di libri diversi.

Vi propongo qui un brano da "Il bambino che cadde sulla Terra" di Kathy Lette. Per il momento sembra un librino simpatico, è indubbiamente divertente ma talvolta l'umorismo risulta un po' forzato. La storia però mi appassiona, quindi appena terminato Gatsby, riprenderò subito in mano questo.

Ormai io e Merlin eravamo i protagonisti principali della nostra esclusiva serie medica in prima serata. Gli unici dettagli mancanti erano un bel trailer promozionale e un assegno di 60.000 sterline a puntata.
        Dopo che, all'età di quattro anni, Merlin iniziò a parlare, da quel momento non fece altro che continuare a chiacchierare come un fiume in piena. Le parole gli uscivano dalla bocca come automobili che andavano a ficcarsi in un ingorgo, una collisione di storie e pazzia che partiva per la tangente. Cercare di insegnare a Merlin qualcosa di pratico, come allacciarsi una stringa o lavarsi la faccia, era come provare a spiegargli la procedura di alimentazione di un reattore nucleare. Si limitava a fissarmi con un'espressione stupefatta. Tuttavia, all'età di cinque anni mi chiese se poteva avere un cucciolo di pidocchio, se fosse obbligatorio per i bruchi trasformarsi in farfalle, [...] Quando, all'età di sei anni, perse il suo primo dentino da latte, realizzò una presentazione in PowerPoint sull'ortodonzia primaria.

Questo paragrafo, anche se ho dovuto tagliarne un pezzo che avrebbe potuto dare ai più "sensibili" un'idea sbagliata dell'argomento, lascia comprendere perfettamente il genere del libro. Un romanzo divertente su una seria problematica: l'autismo. Sicuramente mi impegnerò a recensirlo appena terminata la lettura.

Ora veniamo a F. Scott Fitzgerald, per cui ho sviluppato una specie di ossessione dopo aver visto il film Midnight in Paris ed essermi innamorata di Zelda. Inutile dire (ma lo dico) che con l'uscita di The Avengers in seguito ho finito per prendere una sbandata per Tom Hiddleston, il Fitzgerald di turno.

Mi piace leggere i libri di Fitzgerald rigorosamente in inglese perché amo la sua poesia: quello che la sua penna ha saputo fare non si può chiamare semplice letteratura. Riporterò due passaggi in inglese, perciò mi scuso infinitamente con chiunque non riuscisse a comprenderlo (purtroppo non dispongo dell'edizione italiana di questo libro)

He hadn't once ceased looking at Daisy, and I think he revalued everything in his house according to the measure of response it drew from her well-loved eyes. Sometimes, too, he stared around at his possessions in a dazed way, as though in her actual and astounding presence none of it was any longer real. Once he nearly toppled down a flight of stairs.

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"Who is he?" I demanded. "Do you know?"
"He's just a man named Gatsby." [...]
Something in her tone reminded me of the other girl's "I think he killed a man," and had the effect of stimulating my curiosity. [...]
"Anyhow, he gives large parties," said Jordan, changing the subject with an urban distaste for the concrete. "And I like large parties. They're so intimate. At small parties there isn't any privacy."

"The Great Gatsby" è un libro di una semplicità incredibile, ma che sa farsi amare e rispettare. I due passaggi che ho preso a caso non rendono l'idea, ritengo però che sia un libro imperdibile. Spero che la traduzione italiana sia altrettanto poetica.

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