3 marzo 2013

Fermento di Luglio (Erskine Caldwell)

Titolo: Fermeno di Luglio
Titolo originale: Trouble in July
Autore: Erskine Caldwell
Edizione: Mondadori
Pagine: 175
Prezzo: n/a

Il mio voto:




Estate, nell'estremo sud degli Stati Uniti. Tra campi di cotone oppressi dall'afa, si svolge una drammatica caccia all'uomo. Un romanzo pervaso da quel naturalismo acre e conturbante che ha fatto di Cladwell uno dei cantori più efficaci dell'epopea del Sud.


La mia opinione
 
Una trama semplice, quasi scarna in quanto ad eventi ed ambientazione, per un romanzo duro e doloroso come un calcio nello stomaco. Un ragazzino di colore cade vittima di una ninfomane, a sua volta succube dell'odio razziale che regna sovrano tra i membri della sua stessa razza. La vecchia Narcissa assiste alla scena, sa che il povero Sonny non ha violentato la ragazza eppure riesce ad incastrarlo, spingendo la giovane ad accusarlo di violenza sessuale. Ed è proprio grazie a questa "astuzia" che Narcissa spera di racimolare il giusto quantitativo di firme per la sua petizione volta a rispedire i "negri" fuori dagli Stati Uniti. Sonny fugge, ma è terrorizzato e non vuole allontanarsi dalla nonna, unica rimasta tra i parenti. Il romanzo è incentrato sul linciaccio di un povero innocente da parte di uomini rozzi ed ignoranti, capaci di sostenere che:

"I negri sono quieti ormai da un anno, dopo quel linciaggio nella contea di Rimrod. Avevo paura che il prossimo succedesse all'altro capo del paese, troppo lontano perché ci potessi arrivare"

Insomma, la corsa al linciaggio di poveracci la cui vita è già abbastanza miserabile viene equiparata ad un'attività di gruppo, un evento da aspettare con trepidazione nella speranza di potervi contribuire. E poco importa se la presunta vittima di violenza sessuale è una nota donna dai facili costumi, fomentata da una vecchia isterica accecata dall'odio, il colore della pelle è motivo sufficiente per essere tacciati di crimini indicibili.

"Oscar Dent, che aveva una segheria giù nella palude di Oconee nella parte più meridionale della contea, godeva fama di combattere i negri sotto qualsiasi pretesto. Si era sovente vantato di averne uccisi tanti da perdere il conto. Durante l'ultimo inverno ne aveva ammazzato uno a fucilate nel suo cantiere, e l'altro lo aveva fatto fuori con una sbarra di ferro. Non era mai stato portato a giudizio per quelle uccisioni, avendo dichiarato sempre di aver agito per legittima difesa. Dopo diversi tentativi per poterlo accusare di omicidio, il procuratore generale vi aveva rinunciato asserendo che ciò serviva solo ad accrescere le spese d'ufficio"

L'omicidio, sport nazionale di cui andare fieri perché tanto la giustizia dorme e come si sa, "il sonno della ragione genera mostri". I protagonisti di questo romanzo ne sono un valido esempio, a partire dall'indolenza e dalla totale mancanza di compassione dello sceriffo della contea che, per evitare di ostacolare il linciaggio e perdere voti alle prossime elezioni, decide di andare a pescare e fingere di non sapere nulla. In fin dei conti cosa vale la vita di un innocente se confrontato con una manciata di voti per una carica che ti consente di vivere senza il peso di un podere da coltivare con il sudore della fronte? ed allo stesso modo, perché firmare una petizione che ci priverebbe di utili schiavi?

"Accidenti, se non ci fossero più negri in questo paese, mi sentirei perduto. E poi, chi farebbe tutte le fatiche, il giorno che mettessimo i negri alla porta?"

E allora la soluzione nonché conclusione dello stesso romanzo qual è? 

"La miglior cosa da fare è come dico io: attaccarne uno in fondo a una corda di tanto in tanto: li rimetterebbe tutti al loro posto"

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