17 febbraio 2013

Noi siamo infinito - Ragazzo da parete (Stephen Chbosky)

Titolo: Noi siamo infinito - Ragazzo da parete
Titolo originale: The perks of being a wallflower
Autore: Stephen Chbosky
Edizione: Sperling & Kupfer
Pagine: 271
Prezzo: €14.37

Il mio voto:
 



Tra un saggio scolastico su Kerouac, una canzone degli Smiths e una citazione del Rocky Horror Picture Show, scorrono i giorni di un adolescente per nulla ordinario. L'ingresso nelle scuole superiori lo lancia in un turbine di prime volte: la prima festa, la prima rissa, la prima cotta... e via salendo nella scala dell'adrenalina. E Charlie, più portato alla riflessione che all'azione, affida emozioni, trasgressioni e turbamenti a una lunga serie di lettere indirizzate a un amico. Dotato di un'innata gentilezza d'animo e di un dono speciale per la poesia, il ragazzo è il confidente perfetto di tutti. Peccato che il segreto più grande sia nascosto proprio dentro di lui...


La mia opinione

"The perks of being a wallflower" era nella mia wishlist su Anobii da almeno un anno ma ho deciso di acquistarlo perché la trasposizione cinematografica mi sembrava interessante (traduzione: nel film c'è Ezra Miller, so che ha la bellezza di quattordici anni meno della sottoscritta ma non importa). Ho effettuato l'ordine online e l'ho ricevuto in ritardo di qualche giorno a causa della neve, così una volta scartato il pacco ho iniziato la lettura accantonando tutto il resto. Durante l'attesa mi era capitato di leggere recensioni che osannavano questo romanzo, effettivamente Chbosky può ritenersi soddisfatto del successo raggiunto con un libriccino che ha ben poco da dire. Non vogliatemene, ma proprio non riesco a capire l'entusiasmo dei tanti lettori che hanno contribuito a rendere questo romanzo un best seller o, ancora peggio, un libro culto. Tralasciando l'orrenda traduzione del titolo (sulla quale non voglio nemmeno soffermarmi, oltretutto Chbosky non ha colpa) cercherò di mettere nero su bianco le mie impressioni.

Prima di tutto, il libro non ha una trama. Si tratta di un romanzo epistolare, una raccolta di missive scritte da un quindicenne apparentemente pieno di problemi inviate ad un estraneo. Lo stile dell'autore è piatto, scialbo, stereotipato, irritante e ripetitivo, proprio come la maggior parte dei protagonisti, incluso lo stesso protagonista: Charlie. Credo di aver perso il conto delle volte in cui Charlie scoppia a piangere (da solo, a scuola, davanti agli amici, davanti alla ragazza di cui è innamorato ecc ...), ma se considerate che succedeva ogni 8-10 pagine potrete farvi un'idea del perché io sia ricorsa all'aggettivo "irritante". Ora, posso capire che Carlie sia un ragazzo sensibile, sappiamo che evidentemente nasconde un segreto (svelato ad un paio di pagine dall'epilogo, come se Chbosky non sapesse più cosa inventarsi) ma qui la situazione è stata portata all'estremo, tanto da rendere insopportabile addirittura il protagonista. Consideriamo inoltre un altro punto: come fa un quindicenne che trascorre gran parte del suo tempo piangendo ad essere accettato all'interno di un gruppo di emeriti sconosciuti? a pochi giorni dall'inizio della scuola superiore Charlie entra a far parte di una comitiva di amici dediti principalmente a ubriacarsi e drogarsi, un altro dei temi che l'autore sembra apprezzare in modo particolare. Durante la lettura ho pensato più volte che "Ragazzo da parete" abbia molto in comune con "Cercando Alaska", ed infatti Goodreads li pone sullo stesso piano.

Ho letto svariate recensioni che sembrano attribuire il comportamento di Charlie ad una forma di autismo. Stiamo scherzando? Charlie non è autistico, è solo timido e del tutto privo di personalità, niente di più. In sostanza:
  • Charlie non è impossibilitato ad interagire con le persone, tanto da essere lui stesso ad avvicinare Patrick e Sam. Arriva a soffrire quando i suoi amici si allontanano dalla città per andare in visita ai parenti, a dimostrazione del fatto che la vita sociale non costituisce per lui un problema rilevante.
  • Charlie comprende i sentimenti altrui e riesce anche a manifestare quello che prova.
  • Charlie non ha difficoltà nella parola, non è un personaggio loquace ma non fatica ad allacciare conversazioni
  • Charlie non presenta movimenti fisici insoliti o particolari
  • Charlie viene definito molto intelligente, ma questo non significa che sia autistico. Leggere libri e scrivere un saggio non sono indicativi di un'intelligenza oltre la norma, soprattutto alle superiori
 Un altro punto che condivido quando mi soffermo sulle poche recensioni che stroncano questo romanzo è l'uso eccessivo di determinate frasi: sono scoppiato a piangere / so che non era giusto / non so perché sono solo alcune delle sopracitati frasi che compaiono una pagina no e dieci si. Probabilmente l'intenzione di Chbosky era quella di farci immedesimare e/o farci provare compassione per Charlie, ma credo abbia esagerato al punto da renderlo quasi antipatico. E' un personaggio troppo vuoto e non bastano un paio di citazioni più o meno azzeccate per rendere interessante una storia che non riesce a decollare. Non parliamo poi del finale, un paio di paginette che dovrebbero servire a giustificare la piattezza del romanzo e che paiono scritte solo per aumentare il livello di empatia del lettore nei confronti di Charlie. Spiacente, non ci siamo proprio.

Ho divorato questo libro nella speranza che riuscisse a decollare, un po' perché mi dispiaceva vedere le mie aspettative frantumarsi, un po' perché l'ho pagato ben 14.37€ e me ne sono in parte pentita. Ho iniziato a vedere il film e mi sembra meglio del romanzo, i personaggi sono caratterizzati meglio e lo stesso protagonista sembra meno apatico rispetto alla controparte cartacea. Speriamo bene.

In conclusione il romanzo per me è bocciato, ma ovviamente si tratta solo della mia opinione. Potete acquistarlo su Amazon: Noi siamo infinito. Ragazzo da parete  


2 commenti:

  1. Non voglio farmi male XD e dalla tua descrizione del libro, quasi,quasi scanserei anche il film XD

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  2. Ecco, finalmente qualcuno che la pensa come me! Avevo letto così tante recensioni entusiastiche...ma hai scritto bene: irritante è l'aggettivo calzante. Meglio il film (non un capolavoloro neanche quello, ma guardabile).
    Bella recensione!

    RispondiElimina

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